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Multe e sicurezza in strada Giro per le strade d'Italia, per lavoro e per divertimento, in macchina e in moto, ormai da molti anni. Naturalmente mi è capitato di andare piano e di andare veloce, di imbattermi in situazioni fra le più varie, ivi comprese quelle pericolose, causate non solo dalla mia gestione del mezzo, di solito prudente, ma anche dalle condizioni del traffico, della strada e del tempo. Qualche volta mi è capitato di incorrere nelle grinfie degli addetti alla sicurezza stradale: nella quasi totalità di queste occasioni ho avuto la spiacevole impressione di essere il pollo di turno da spennare. Ciò che voglio dire è che il controllo della strada, spesso, non vien fatto per garantire la massima sicurezza agli utenti ma per sostenere economicamente le strutture preposte a ciò. Emblematico il caso di un signore di circa settant'anni che ha ricevuto una multa per eccessiva velocità solo perchè era uno dei pochissimi a transitare sul territorio di un comune particolarmente bisognoso di entrate: là dove c'era il limite di 50 egli sfrecciava sulla sua Uno a ben 51 Km all'ora!!! Inoltre non riesco a spegarmi quale sicurezza possa dare, ad un tratto di strada pericoloso, un invisibile impianto di multanova che ti fotografa viscidamente nascosto durante l'infrazione ma non ti ferma, non ti ostacola in nessuna maniera e, spesso, neppure ti avvisa. Vieni a sapere dopo, ma a volte molto dopo, che ti sei messo in pericolo oppure che hai messo in pericolo altri... ma ormai sono passati quindici giorni e nel frattempo avresti potuto morire o uccidere qualcuno. E non parlatemi dei cartelli stradali: l'Italia ne è piena zeppa e tutti sanno che molto spesso sono esagerati e obsoleti. In sostanza ritengo che ai fini della sicurezza valga molto di più una pattuglia di vigili ben visibile prima dei luoghi pericolosi piuttosto di un multanova ben nascosto dopo. Certo, nel primo caso le entrate nelle casse dell'ente di controllo diminuiscono di molto ma ne guadagna l'effettiva sicurezza della circolazione. C'è anche da menzionare l'accanimento delle forze dell'ordine verso certe categorie di utenti, per esempio i motociclisti, considerati spesso come anarchici, fracassoni, disordinati e dediti ad azioni contrarie alla pacifica convivenza. Certamente l'idea che aleggia su tutto il settore motociclistico è quella della libertà; ma la voglia di maggiore libertà di movimento non deve essere confusa con la sistematica volontà di soprassedere alle regole della società civile. Ci sono persone che creano pericolo a sé e agli altri sia in auto sia in moto. Prova ne sia la "strage del sabato sera" che vede coinvolti essenzialmente giovani in auto che guidano, in stato di alterazione, mezzi dalla notevolissima capacità di creare danni. Bisogna ammettere che ci sono anche pazzi in moto che non rispettano le regole ma che tendono perloppiù a danneggiare sé stessi in un incomprensibile istinto suicida. Vorrei concludere con un appello al buon senso da parte delle forze dell'ordine, da parte degli automobilisti e dei motociclisti: solo l'applicazione del buon senso può far quadrare il cerchio della sicurezza in strada e della giusta punizione per chi ad essa attenta. Un consiglio alle forze dell'ordine: recuperate credibilità valutando caso per caso se applicare pesanti sanzioni in base all'effettiva pericolosità delle azioni commesse. E fatelo immediatamente: nulla è più fastidioso e inutile della notifica che arriva a casa giorni e giorni dopo il fatto. |