|
Moto Amore
Era finalmente arrivato sabato pomeriggio. Il tempo pareva bello e, secondo le previsioni, sarebbe rimasto così almeno fino a sera. Francesco arrivò in moto sotto casa di Mara, andò al campanello, suonò e attese. Aveva voglia di portarla con sé in moto: era proprio la giornata giusta per un bel giretto in compagnia.
Una voce rispose, ma non era Mara, era la mamma: - Chi è?
- Sono Francesco.
- Ah, ciao Francesco. Entra pure, ma vai in garage: Mara è giù a trafficare con la sua moto.
Al rumore dello sblocco della serratura Francesco entrò con un balzo e scese le scale verso i garages.
L'ambiente era piuttosto buio ma
Francesco conosceva la strada: l'aveva fatta tante volte in
compagnia di Mara.
Lei era là, la moto semismontata, illuminata con una di quelle lampade protette da rete metallica che si usano nelle officine, il serbatoio da una parte, la sella dall'altra. Mara, là dietro, accucciata per terra, sopra uno stuoino. Francesco stentava a credere ai suoi occhi: solitamente la vedeva compita ed elegante, ma questa volta aveva in mano una chiave inglese ed era visibilmente impegnata.
- Ma che fai? Ti dai alla meccanica?
- Eh si! Ho già aggiunto l'acqua nella batteria, che ora è sotto carica, e intanto cambio l'olio.
Francesco la guardò meglio. Era in tuta da lavoro, segnata da tracce nere, spettinata e affannata a svitare qualcosa, sotto il blocco motore.
- Ecco, finalmente sto riuscendo a
svitare lo sfiato...
Un fiotto di olio inizio a cadere nella bacinella che aveva messo là sotto. Mara si alzò.
- E ora aspettiamo che coli tutto. Poi mettiamo l'olio
nuovo.
- Veramente pensavo di portarti a fare un giro con me. C'è un bel sole caldo, e la giornata è ideale.
- Ma non eravamo d'accordo! Potevi telefonarmi ieri.
- E come facevo a sapere che il tempo sarebbe stato così bello? O che ti avrei trovato qui a far la meccanica?
- Ormai è primavera, e anch'io ho voglia di uscire con la mia moto. Non mi va di far sempre la passeggera, la zavorra, come dite voi motociclisti.
- Macché zavorra! Lo sai che mi fa piacere portarti con me!
Le occasioni in cui Francesco riusciva a portare Mara sulla sua moto erano una delizia. Mara gli piaceva ma, per timidezza o perché era mancata l'occasione, non era mai riuscito a dirle che cosa sentiva per lei. La cosa andava avanti da tre anni. Ma, quando riusciva a portarla in moto con sé, non poteva fare a meno di provare piacere per i suoi forti abbracci durante i curvoni veloci e nel sentire il suo seno appoggiarsi contro la sua schiena durante le frenate. Non che le facesse apposta, però.
Le disse: - Dai, molla tutto e andiamo a fare un giretto. E' sabato, fa caldo e non è il caso di perdere quest'occasione. Il tempo sprecato non torna più.
- E' vero. Ma chi mi mette a posto la moto? Lo sai che non
ho i soldi per il meccanico. E poi mi interessa imparare,
rendermi indipendente e sapermela cavare all'occorrenza.
- Ti aiuto io domani mattina. Così nel pomeriggio potrai andare in giro, indipendente come sei.
- Ma c'è tanto da fare. Devo ancora mettere l'olio, guardare le candele, rimettere la batteria, rimontare il serbatoio e la sella, lavare la moto... e soprattutto lavarmi io! Sono un vero straccio!
L'olio, nel frattempo, aveva finito di gocciolare nella bacinella. Mara aveva ripreso la chiave inglese e armeggiava per richiudere lo sfiato. Francesco, individuata la lattina dell'olio nuovo, la prese e la posò vicino a lei.
Mara lo ringraziò con voce dolce, come se le avesse offerto una dozzina di rose. Lui sentì un piacevole calore invadergli il corpo e gli venne voglia di accarezzare le sue caviglie, l'unica parte scoperta che poteva vedere di lei, distesa sotto la moto e affaccendata nel lavoro. Girò intorno alla moto saltando il serbatoio smontato e la sella che giaceva a terra di traverso.
- E la guarnizione l'hai messa?, le chiese abbassandosi
vicino a lei.
- Certo! Non sono mica scema!
In quel momento Mara aveva finito di armeggiare e si rizzo
in piedi stirandosi la schiena mentre Francesco, ancora
chino, la guardava da sotto in su.
- Ah... che scomoda! Ma ce l'ho fatta. Ora metto l'olio
nuovo e vediamo se perde.
Svitò la bocchetta di immissione nella parte superiore del carter e vi infilò dentro un piccolo imbuto. Nell'altra mano aveva uno straccio per evitare che le gocce d'olio andassero a imbrattare il motore. Si mise a versare.
- Francesco, già che sei qua, mi guardi la finestrella del livello? Mentre verso non la vedo.
Francesco capì che se voleva avere una possibilità di uscire entro il pomeriggio doveva darle una mano.
- Ancora un po'... ancora un po'. Basta! Il livello è perfetto. E con l'olio sei a posto. Dai, che ti do una mano a guardare le candele e poi rimontiamo tutto.
- Fammi prendere un po' di respiro, ci sto trafficando da
un'ora! -, disse lei.
Ora erano in piedi uno vicino all'altra. Il corridoio del garage era buio e silenzioso. Lui sentiva il respiro di lei. La sua essenza di donna gli dava alla testa. Tese una mano verso di lei. Avrebbe voluto passarla attorno alla sua vita e stringerla a sé. Stava per toccarla.
Ma invece si trovò in mano la lattina dell'olio vuota e unta.
- Mettila là, per favore. Mi passi anche la chiave delle candele?
Francesco dovette scoprirsi paziente. Le porse la chiave desiderata. Lei tolse gli spinotti delle candele e iniziò a svitare la prima.
- Allora.... se non ricordo male, dovrebbe esserci una distanza di zero sei tra gli elettrodi... mi passi anche lo spessimetro? Dovrebbe essere là, sulla mensola dietro di te.
Lui le passo l'attrezzo desiderato. Ma in realtà sentiva il desiderio di passarle una mano fra i capelli. Poi con dolcezza l'avrebbe attratta verso di sé e, finalmente, l'avrebbe baciata. Un lungo, caldo bacio liberatorio.
Non gli importava che lei fosse unta e impolverata, non gli importava di essere nei garages condominiali e non gli importava se il signor Rossi di turno, comparso dal nulla per prendere la sua auto, si fosse fermato a spiarli. Non gli importava più nemmeno di portarla a fare un giro: in realtà voleva solo baciarla, e l'avrebbe baciata anche in presenza di tutto il palazzo. Le si avvicinò alle spalle mentre lei avvitava l'ultima candela. Le mise un braccio sulla spalla.
- La batteria! - Esclamò Mara con un sussulto.
Francesco di smontò nuovamente.
- Cos'ha la batteria adesso?
- Niente. Ora sarà carica. Prima di rimettere il serbatoio e la sella non dobbiamo dimenticarla.
Lei si sottrasse al contatto della sua mano e volteggiò fino in fondo al garage. Tornò subito tenendo la batteria davanti a sé con le braccia lievemente distese.
- Allontanati, non vorrei che qualche traccia di acido
solforico ti bucasse i jeans. Vai dall'altra parte e prendi
il serbatoio.
In breve la batteria fu collocata
nella sua sede, i cavi avvitati, il serbatoio sistemato, la
sella rimessa nel suo alloggiamento.
- E' stata una bella fatica ma ce l'ho fatta! La moto è pronta. Domani andiamo a farci un giro?
- Ma certo! Però anche oggi possiamo fare un giretto. Vai a darti una ripulita che partiamo.
- Grazie Francesco, ma non credo di essere pronta. Sono tutta sporca, spettinata, dovrei almeno lavarmi e cambiarmi e mi ci vorrebbe un'oretta. Però volevo dirti che sei stato molto gentile, sia per avermi invitata a uscire con te, sia per avermi dato una mano. Mi dispiace di averti fatto perdere un pezzo del tuo giro del sabato.
Mara gli si avvicinò e gli diede un bacio sulla bocca. Questo lo colse di sorpresa e lui restò là, senza fare una mossa. Nella sua mente ripassavano tutte le occasioni nelle quali, negli ultimi tre anni, non era stato capace di fare quella semplice azione che invece lei aveva fatto in un attimo, con assoluta naturalezza.
Si sentì stupido.
Il tempo perso ora non contava più, annullato nell'attimo di un bacio.
Ora lui sentiva vicino tutto il suo calore. Le sussurrò: - Mara...
- Si?
- Fammi un favore...
- Si?
- Chiudi la porta del garage.
Moto amore © E. Jaforte
|