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Pallino inferiore 2: il caos |
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di: Lola Fox Passò qualche anno dall'episodio di BIB il cornuto e sua moglie, ma purtroppo il suo esempio si diffuse in tutta l'Italia. Tutti i comuni avevano assoldato i peggiori gaglioffi e avanzi di galera locali per metterli a fare le foto agli utenti della strada. E anche ad inventarsi infrazioni, qualora queste non accadessero. In provincia di Milano avevano fatto un accordo segreto con la "Kontakm spa" il più grosso produttore di contachilometri nazionale: una percentuale sulle multe incassate se avessero prodotto strumenti che segnassero velocità inferiori rispetto alle reali, in modo da facilitare gli automobilisti e i motociclisti a superare i fatidici limiti. In provincia di Bologna invece avevano studiato un speciale segnale di limite di velocità solo apparentemente uguale agli altri. In realtà aveva un dispositivo celato al suo interno che permetteva via radio, di cambiar il numero scritto: dapprima mettevano 70, poi facevano le foto anche a chi viaggiava a 60 e quindi cambiavano l'indicazione in 50 così gli automobilisti passavano per bugiardi e nessuno poteva contestare l'accertata violazione. Quasi tutti invece truccavano l'autovelox: lo regolavano a 40 o 35 e quindi anche a chi era regolarmente sotto i 50 veniva fotografato. Chi poteva dimostrare che l'autovelox era stato taroccato? Addirittura in provincia di Napoli mandavano direttamente le multe (False) senza nemmeno spendere i soldi per il noleggio degli autovelox. Se le inventavano di sana pianta e le inviavano a chiunque passasse per una determinata strada. Chi poteva dimostrare che invece viaggiava regolare? Poi s'accorsero che i cartelli di inizio località (quelli con scritto il nome del paese o città: Rimini &endash; Bologna, ecc) se anticipati in aperta campagna (o montagna) si aveva molto più spazio per multare. Anche perché oramai gli automobilisti rallentavano in presenza dei centri urbani. Per cui mettere i limiti ancora in aperta campagna facilitava le contravvenzioni. Siccome dal 2003 si era tolto il cartello di 50 km/h che da sempre accompagnava i cartelli del nome della località (perchè in una località automaticamente c'è il limite dei 50) anticipando il solo nome del luogo, chi gli viene in mente che, sebbene in aperta campagna, deve viaggiare a 50 soprattutto se è su una superstrada o su una strada molto larga e dritta? Questo trucco fu fatto da tutti i comuni e a forza di allargare le località, dai e dai, praticamente tutta l'Italia era diventata un centro abitato. Arrivavi dall'Austria al Brennero e subito in dogana vi era il cartello della località e quindi dovevi viaggiare a 50. Finito il paese vi era la montagna disabitata ma la località Brennero continuava fino alla località dopo. Vedevi a sinistra il cartello barrato di fine località Brennero e a destra subito quello della località seguente e quindi dovevi continuare a viaggiare sempre a 50. Facevi qualche km. ancora di montagna e poi arrivavi nel vero centro abitato. Sempre a 50. Finivano le case, finivano le scuole e le fabbriche ma il cartello di fine località non si vedeva. E quando lo si vedeva c'era subito dall'altra parte quello della località nuova. E via di questo passo ad oltranza. Sempre a 50. Per farla breve: dal Brennero a Reggio Calabria dovevi andare a 50 e quindi per fare 1400 km. ci impiegavi 28 ore (senza le soste ovviamente). Per scoraggiare l'uso delle autostrade in cui permaneva il limite deiÉ 70 (la sicurezza innanzitutto) avevano triplicato le tariffe delle stesse. E quindi sulle strade ordinarie vi era il caos. Colonne e colonne di veicoli che viaggiavano tutti a 50. Questa confusione era dovuta al maggior tempo che un veicolo impiegava a fare una determinata tratta. Se prima poteva viaggiare a 90 impiegandoci quasi la metà del tempo, ora a 50 il tempo era appunto quasi raddoppiato. Doppio tempo sulle strade voleva dire doppio traffico. E quindi doppio inquinamento. E poiÉ tutti i veicoli viaggiando a 50 dovevano tenere inserite delle marce ridotte: la 3° o la 4° , anziché la 5° o la 6° perché se no il motore strappava e si spegneva a causa dei bassi giri. Però in questo modo che garantiva più sicurezza, si aumentava doppiamente l'inquinamento: vuoi perché i tempi di viaggio erano diventati lunghi il doppio, e vuoi perché viaggiando con marce ridotte si consumava di più. Poi i freni: nelle strade di montagna, in discesa, si frenava di più per mantenersi sotto i limiti. E quindi un maggiore spreco di freni e un aumento degli inquinanti cui le pastiglie frenanti producono polverizzandosi nel loro progressivo uso. Questi agenti inquinanti quindi erano cresciuti a dismisura creando notevoli allergie tra la popolazione. Che presto smise di uscire a piedi o in bicicletta preferendo l'auto. Infatti con il ricircolo interno dell'aria, i filtri antipolline e i carboni attivi di cui moltissime auto sono dotate, si poteva viaggiare in auto respirando aria pulita. Ma così il traffico aumentava sempre più. Costretti quindi da un dilagante e irrefrenabile inquinamento, le autorità decisero di porre dei veti all'uso delle auto e di facilitare l'uso dei mezzi pubblici. In pratica nei giorni pari era vietata la circolazione alle auto e nei giorni dispari era ammessa. La gente quindi, a giorni alterni, prendeva d'assalto i mezzi pubblici, non certo attrezzati a poter trasportare tutti coloro che viaggiano in auto. Nelle stazioni ferroviarie era il caos: file interminabili di persone alla biglietteria. Treni stipatissimi. Autobus in cui non potevi nemmeno salire perché semplicemente non ci stavi. Un caos madornale. La gente arrivava in ritardo sui luoghi di lavoro creando complessivamente un danno alle attività produttive. Le strade erano si vuote, ma la gente aveva delle difficoltà enormi a spostarsi perché i servizi pubblici non erano strutturati come a dovere. Nei giorni alterni, quando invece si poteva circolare, il caos era all'opposto: traffico congestionato. I mezzi commerciali che riforniscono negozi, magazzini,mercati e fabbriche, erano costretti a consegnare la merce solo un giorno si e uno no per cui le consegne erano tutte concentrate. Chi doveva andare dal meccanico con la propria auto, chi a ritirare un mobile, chi caricare le pere per fare la marmellataÉ erano tutti costretti ad usare la metà dei giorni mensili. E quindi il traffico era raddoppiato. Con raddoppiamento dell'inquinamento. Di fatto quindi si era peggiorata la situazione: un giorno si e uno no l'inquinamento era doppio, per cui non c'era di fatto nessun beneficio globale. In più a giorni alterni si verificava il caos dei servizi pubblici presi d'assaltoÉ Si dovettero prendere ulteriori restrizioni al traffico: triplicare il prezzo della benzina per indurre la gente ad usare meno l'auto. E di fatti lo fecero: benzina e gasolio a 4 Euro al litro. Pur potenziando i mezzi pubblici. Per un po' parve che la cosa potesse funzionare: le file alle fermate dell'autobus e nelle stazioni ferroviarie erano sparite, lo stato guadagnava di più con gli introiti delle maggiorazioni ai carburanti e moltissimi usando i mezzi pubblici, potevano ammirare le strade libere da traffico. Ma dopo qualche mese iniziarono i guai. Le amministrazioni locali erano tutte sul lastrico: avevano fatto una politica degli introiti basata praticamente solo sulle multe agli automobilisti. Se non che quest'ultimi stanchi di pagare soldi, erano divenuti tutti guidatori modello e nessuno poteva più multarli. E poi quasi tutti andavano coi mezzi pubblici per cui sulle strade non c'era quasi nessuno. E quindi nessuno da multare. Gli unici erano praticamente gli autotrasportatori che però avevano triplicato i prezzi praticati per la consegna delle merci. Quindi l'inflazione salì proprio a causa dell'aumento (dovuto al trasporto) dei prodotti. E si ebbero gravi conseguenze con la Comunità Europea, perché si era sforato i limiti imposti dagli accordi di Maastricht. Lo stato era anch'esso sul baratro di una crisi economica: aveva speso un sacco di soldi per potenziare treni e bus e non ricavava più niente dalle imposte sui carburanti giacchè tutti andavano coi mezzi pubblici. Le auto duravano moltissimo rispetto a prima e quindi il settore produttivo iniziò i licenziamenti e la cassa integrazione. I prezzi degli autobus e dei treni, lo sappiamo tutti, non ricoprono per intero i costi di gestione e come tale anche l'uso di mezzi pubblici da parte dei cittadini era una rimessa per lo stato e gli enti locali. Più gente li usava e più loro ci rimettevano. Molti benzinai chiusero e anche molti casellanti furono licenziati così come gli operatori degli autogrill e quelli radio di Onda Verde. Le autoscuole chiedevano finanziamenti per non fallire in massa dato che le nuove patenti erano crollate. Meno patenti meno tasse incamerate dallo stato, cioè altre perdite. La pubblicità degli auto- e moto-veicoli andò a zero: meno entrate per le TV e quindi meno tasse pagate allo stato. Anche i pochi meccanici rimasti guadagnavano meno e quindi da loro lo stato prendeva meno tasse. Anche molti vigili urbani persero il posto, ma questo forse era l'unico caso in cui la gente era contenta: "Avete voluto fare gli sceriffi? Avete spadroneggiato a più non posso? Ora beccatevi il licenziamento". La cosa più buffa era che quando qualcuno effettuava assunzioni, appena vedeva sul libretto di lavoro che il neo assunto era stato ex vigile urbano (e quindi un avanzo di galera) veniva subito licenziato. Ben presto tutti gli ex vigili urbani, ex ex avanzi di galera, tornarono fare attività illecite per poter magiare qualcosa a fine giornataÉ. CosaÉ??? Ho detto "Étornarono a fareÉ???". ScusateÉ volevo dire "Écontinuarono a fareÉ". Dapprima infatti erano delinquenti rapinatori, spacciatori, scippatori, violenti eccÉ poi rimasero fuorilegge (anche se legalizzati) in quanto manomettevano furtivamente gli autovelox si inventavano di tutto per fregare gli automobilisti. Una vola perso il lavoro di vigile urbano, continuarono a fare i delinquenti, tornando a scippare e fare altre attività simili per sopravvivere, visto che nessuno gli dava uno straccio di lavoro. Insomma in Italia si arrivò al caos e a una forte crisi economica: si era infatti rotta una delicata stabilità fatta di tantissimi elementi interagenti tra loro, che a catena erano via via cambiati, portando grossi squilibri a cui il paese non era preparato. Tutto perché in partenza si era voluto abusare all'inverosimile verso gli automobilisti e i motociclisti. La gente scendeva nelle strade in grossi cortei di protesta. Si fecero parecchie manifestazioni con scioperi dei lavoratori. I politici non sapevano che fare perché erano arrivati ad un vicolo cieco. Fu proprio uno di questi che, un giorno mentre stava seguendo un telegiornale in cui si dava spazio all'ennesima protesta in piazza, notò l'urlo concitato di un cittadino. Uno qualunque. L'ultimo degli ignoranti. Urlava a squarciagola i suoi diritti e la sua incazzatura per la piega che il sistema aveva preso. Quando l'intervistatore gli diede spazio al microfono egli disse la sua: "Ci hanno fatto credere che un ritorno alle origini era migliore, che avremmo respirato aria meno inquinata come una volta, che senza le auto saremmo vissuti meglioÉ Come una volta. È questa la vita migliore? Non c'è più un soldo nemmeno per mangiare. Lo stato non ha un becco di un quattrino e i servizi essenziali come sanità e istruzione sono allo scempio. Io preferivo l'inquinamento e le colonne di auto e camion. Almeno vivevo! Ora sopravvivoÉ" "Si, almeno viveva" pensò il nostro politico telespettatore. "E ora era allo stato di sopravvivenza. Ma perché non tornare alle origini?" pensò. "Perché abbiamo voluto tirare troppo la corda? Il sistema era assoldato se stante e averlo voluto rivoluzionare è significato aver creato il caos. Si devono cambiare le regole non un sistema di vita. Oramai l'automobile, il motorino, il camion, il mezzo privato a motore è parte integrante del nostro sistema di vita. Cambiarlo significa cambiare il modo di vivere e con esso bisogna fare i conti. Abituarsi senza mezzi privati equivale a dire abituarsi la corrente elettrica, oppure senza la propria casa. È possibile ma solo in teoria, perché fa parte integrante del nostro modello standard di vita". Ed aveva ragione: il canarino oggi vive in gabbia e senza di essa morirebbe perché non saprebbe procurarsi il cibo. Ma 10.000 anni fa che faceva il canarino quando non esistevano le gabbie? Viveva perché sapeva vivere in quello stato. Oggi nasce in gabbia, e dargli la libertà significa farlo morire. Come la gente di oggi che nasce con l'automobile sotto il sedere. Senza di essa "morirebbe" come il canarino in libertà. Questa storia si conclude qua, con le riflessioni personali di un cittadino che aveva focalizzato il vero problema all'apice della sua essenza, e non aver posto dei palliativi a problematiche che ne dipendono da altre, che a sua volta ne dipendono da altre ancora. Bisogna iniziare a riflettere dall'alto e non risolvere un problema dal basso. E affrontarlo all'interno del sistema come la catena con i suoi anelli, non singolarmente anello per anello. E soprattutto fare regole congrue per poi pretendere di farle rispettare. Come si può pretendere in un regime di democrazia di far rispettare delle regole non regolari senza poi sconfinare quantomeno nell'incoerenza e, peggio, nell'ipocrisia? LOLA FOX 14 Luglio 2004-07-14 Anniversario della presa della Pastiglia. Come quella, anche le vicende di questa storia sono una bella "presa" É |
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