Jurassic bike!
Kawasaki ZX 750E Turbo
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Modello: Kawasaki 750TURBO (ZX750E) Motivo della scelta: forte stress post servizio militare. Trattamento in concessionaria: come quando ti consegnano un orologio caduto in un pozzo nero, ma onesti e competenti. Costo tagliandi: un tozzo di pane per un cambio olio e candele; un rene per regolare il gioco valvole. |
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La Moto in generale: |
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Posizione di guida: approvata probabilmente da un
collaudatore nipponico di madre Watussa e padre svedese,
è comodissima per chi supera il metro e
settantacinque; sotto, il tapino di turno bacia
letteralmente il serbatoio per arrivare ai semimanubri. |
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Comportamento in strada: |
Montagna: un rinoceronte che si dà
alla danza classica: impacciata nel suo interasse
kilometrico, pesantissima, impegnativa alla goccia di sudore
per gestire una trazione on-off. Da guidare in punta di
forchetta per non scompensare l'assetto, ma con forza per
cercare di dargli quella manegevolezza che non ha mai visto
neppure dipinta sui muri. Molto precisa a centro curva, il
vero problema è sostenerla: sotto i quattromila il
motore è assente e lo sterzo potrebbe chiudere; sopra
quel regime, Mr. Turbo comincia ad agitarsi, per cui il
comportamento passa al sottosterzo (grazie anche ai pesi
sbilanciati sul retrotreno). Mi capitò di aprire con
decisione all'uscita di un tornante in seconda marcia: si
caricò sul posteriore e come per incanto, ancora in
piega, alzò la ruota anteriore in una progressione
entusiasmante fino all'inserimento della terza marcia. Ci
riprovai, con il risultato che non ho mai visto il nostro
Signore così da vicino... |
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Motore: |
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Efficienza avviamento: non sbaglia un
colpo, l'iniezione lascia tutti a bocca aperta. Un gioiello,
da paragonare come efficienza alla mia SV1000S. Una nota
romantica: a differenza della Honda CX500Turbo, qui è
presente una levetta che ha la funzione di starter. Qualche
secondo dopo l'avviamento non è più necessario
il suo inserimento. |
Consumo benzina: un'idrovora quando si spinge, roba da menzione nel trattato di Kyoto.. Relativamente contenuto ad andature turistiche, i 18 sono sempre alla portata. Buona la capienza del serbatoio, che permette, andando a spasso, un'autonomia di circa 300km. Consumo olio: degna figlia della nidiata Z e GPz, consumi tra i 500 e i 900 grammi ogni mille kilometri sono nella norma. All'epoca i progettisti di quella che per me rimane una saga indimenticabile si affannavano a spiegare che un minimo (!) di trafilaggi tra camera di combustione e cilindro erano necessari per non colare tutto. Beh, in effetti sono banchi indistruttibili, ma smontando alcuni 750 e 1100 a iniezione, tracce anche evidenti di grippaggi non erano eventi rari. |
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Telaistica: |
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Cambio: risente della pesantezza della
frizione, si comanda bene con un paio di stivali da enduro.
Corsa un pò lunga, ma la precisione non manca. Gli
innesti sono un po' pesanti e l'inserimento della prima
marcia avviene con un inglorioso "cloc". |
Gomme: cerchi da 18" in ghisa sferoidale spacciata per lega di alluminio , con un 110/90 anteriore (e fin qui tutto bene) e un 130/80 posteriore (e ora tutto male). Non sono un fanatico della forma di grana ma un 140/70 (che sul 3" posteriore non trova comunque il profilo ottimale) dava quel plus di appoggio in più che ti faceva fare pace con la Kawa. Bei tempi però, quando un pneumatico fuori misura non ti costringeva a vergognarti come il peggiore dei delinquenti...Beh, ne ho provate di tutte le razze: Metzeler ME33 e ME55, tanto lodate ma per me inadeguate al mezzo; Pirelli Match MT08 e 09, buona tenuta ma profilo anteriore troppo svelto. E finalmente le Bridgstone BT45F e R: ridicole fin che si vuole, ma sono quelle che mi hanno dato più soddisfazioni. Comunque, qualunque gomma, stesso risultato: pedane, cavalletto centrale e laterale, scarichi e carenatura inferiore hanno lasciato qualcosa di loro sull'asfalto, con l'unica differenza che la carena ti alleggeriva nel contatto l'avantreno e questo, oltre un certo limite, porta sfortuna. Durata delle gomme: massimo 4000, minimo 1500. |
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Uso prevalente: sportivo e turistico. Chilometri percorsi all'anno: in dodici anni ho percorso circa ventimila km. Sono pochi, lo so... Autonomia fisica permessa dal mezzo: sul dritto non scenderesti mai, sul misto con guida d'attacco quattordici minuti (se non ti si staccano prima le braccia). Cosa mi piace di più della moto? il motore, vero protagonista e una linea eterna. Cosa mi piace di meno? quei quattro tubi saldati che a suo tempo i giapponesi chiamavano telaio. Ma le coetanee non erano tanto meglio. |
Il punto di vista del Passeggero: due maniglioni laterali inutilizzabili a meno di non avere le braccia più lunghe delle gambe, uno posteriore ben sfruttabile, pedane rialzate il giusto, un bella sella e vibrazioni di bassa frequenza. Comoda, non c'è che dire. Possibilità di portare bagagli: sul serbatoio è presente una parte della strumentazione, che viene coperta se si installa la borsa da serbatoio. All'epoca esistevano diverse aziende (ad esempio Krauser) che fornivano i kit per il bauletto e le borse laterali per la GPz750 Unitrak, gemella nella parte posteriore della sovralimentata, per cui era facile trasformare la Turbo in un GT. Difetti e guasti: da amare fino all'odio, è stato l'unico modo per conviverci. Affidabilità ai massimi livelli, ma l'ho curata come se fosse una figlia. |
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Modifiche, accessori e parti speciali: L'ho smontata e rimontata non so quante volte e sostanzialmente ho affinato il materiale di serie. Una volta trovato il modo di fregare la centralina, si è aperto un nuovo mondo per quanto riguarda le prestazioni motoristiche. Indispensabile sostituire l'ammortizzatore e revisionare forcella e cannotto di sterzo, se si vuole apprezzare in pieno la guida di questa moto. Cosa aggiungeresti all'intervista per far capire meglio come va la moto?: ho spesso prestato la Kawa ad alcuni miei amici e nessuno ha espresso pareri lusinghieri (a parte la ferocia del mezzo in generale), anzi non vedevano l'ora di scendere. Temo non ci siano molti estimatori e il mio è quindi un parere di parte: ogni scarrafone è bello a mamma sua. |
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Commento finale: se nel campo automobilistico il turbocompressore trovò stabilmente un suo impiego, diventando poi l'eroe che salvò il Diesel, nelle moto ballò solo poche stagioni. Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki calarono nell'ordine la loro interpretazione del concetto turbo moto. Per diversi motivi, solo Kawa propose un pacchetto che manteneva (quasi) in pieno le promesse iniziali: purtroppo arrivò per ultima, quando la moda delle sovralimentate stava tramontando. Ma fu comunque, nei numeri limitati che una maximoto si può permettere, un discreto successo. La sua fine anticipata però non fu scritta dal mercato o dalla concorrenza, ma dalla stessa Kawasaki, che si apprestava a riparametrare la moto sportiva con la GPz900R. |
Un'altra concausa alla sua prematura fine furono probabilmente gli stessi importatori i quali a loro volta si dovevano interfacciare con i concessionari, che quindi dovevano fornire l'assistenza. Parlare oggi di impianti di iniezione e sistemi diagnostici è consueto, ma pensate a vent'anni fa quale sforzo organizzativo e di mentalità costò l'introduzione di una centralina elettronica e di un turbocompressore. E tutto per seguire poche centinaia di unità vendute. CX500T e 650T, XN85T, XJ50T sono moto rare e ricercate. Ma se volete provare la vera Turbo...:chapeau, Mr. ZX750E. Massimo, maxxzac@iol.it |