Kawasaki ZZR 600 - 1993

Modello: Kawasaki ZZR 600 1993
da quando: 2003

Motivo della scelta: volevo una stradale sportiva non esasperata, comoda e con un'autonomia sufficiente all'utilizzo turistico. Ma, soprattutto, economica all'acquisto e nei costi di gestione.

Trattamento in concessionaria: acquistata da privato.

Motociclista dal: 2002

Moto precedenti: Aprilia Leonardo 125, Gilera RC 600, Suzuki DR 650 RSE

Prossima moto: CBR 900 primo modello o una BMW precedente l'84

Qualità: ottima. I comandi sono i classici giapponesi, facili, efficaci e a portata di dita. Entrambe le leve di freno e frizione sono regolabili. La strumentazione è chiara e leggibile. Doppia spia della riserva. Doppio contachilometri. Il cavalletto centrale, piuttosto comodo da azionare, garantisce maggior sicurezza nella sosta e un'impagabile comodità nella piccola manutenzione (ingrassaggio catena, pulizia cerchi...). Tutto originale e in perfette condizioni pure dopo 11 anni.

Estetica: linea datata ma funzionale. L'impressione è di massiccia efficacia. Non è una moto sa esposizione, ma di sostanza. In sella è più piacevole.

Affidabilità: eccellente. Proverbiale maestria giapponese: si mette la benzina, ogni tanto si cambia l'olio, e va. L'avviamento è sempre pronto. Richiede solamente la manutenzione ordinaria.

Posizione di guida: è comoda grazie ai semimanubri alti e non inclinati. Nella guida rilassata non è tanto diversa da una enduro, salvo la distanza del manubrio. In quella sportiva polsi e braccia rimangono correttamente sistemati, al riparo da stress. La sella è imbottita il giusto, abbondante per il passeggero, che si trova appena rialzato rispetto al pilota. Per me le pedane sono troppo vicine alla seduta, ma è un problema dovuto alle gambe: sono loro ad essere troppo lunghe. Per un pilota di taglia media credo non ci siano problemi. Lo stesso problemino con la leva del cambio (devo manovrare un po', ma calzo 45 e mezzo). Ottima la posizione del cavalletto: si aziona ad occhi chiusi.

Uso sportivo: più che buono: non è indicata per la guida estrema a causa del peso e delle sospensioni non regolabili, che di serie sono tarate abbastanza morbide, ma non è proibitiva da portare in pista (non l'ho mai fatto per motivi economici...). Nella guida veloce tuttavia fa valere la confortevole posizione di guida, la maneggevolezza e il fantastico motore.

Uso turistico: fantastica: soprattutto lontano da città e autostrade (questione di gusti) può fare la moto da passeggio o il missile. Ha una buona capacità di carico (soprattutto senza passeggero, ma in caso di necessità anche il "secondo" po' trovare posto) e una notevole stabilità sul veloce: è possibile mantenere medie di percorrenza elevate.

Comportamento in strada:
Pista: non ci sono stato e non è nata per quello, ma non sarebbe insostenibile.
Autostrada: non mi piace e la evito. Però, volendo, la Kawina va sui binari, ha motore da vendere e pure una discreta protezione aerodinamica. Oltre i 120 km/h viene da abbassarsi dietro il cupolino (se è quello originale).
Statale: il suo pane. Ottimo controllo, stabilità esemplare, sospensioni che, morbide, non vanno in crisi sullo sconnesso.
Collina: divertentissima. La facilità di guida compensa il peso non troppo contenuto e il motore è sempre generoso.
Montagna: buona. C'è da lavorare col cambio ma si lascia guidare senza troppo sforzo. Il peso è quello che è ma la precisione negli inserimenti dà sicurezza.
Fuoristrada: può sopportare qualche strada bianca senza andare in pezzi e farvi andare in pezzi. Però occhio alla parte inferiore della carena.
Città: più che buona. Ovviamente il motore scalpita, però si può quasi dimenticarsi di cambiare. Ai semafori non c'è storia (tutti dietro). Le buche non fanno fare i salti per aria, grazie alla taratura delle sospensioni, e la sella bassa da terra facilita le manovre da fermo. Non scalda particolarmente, neppure d'estate. Eccezionali gli specchietti: ampi, si regolano in tantissime posizioni e non si scentrano né per la pressione dell'aria né per scrolloni vari. Visibilità assicurata.

Motore:
Potenza max: 72 kW equivalenti a 98 cv circa, a 10500 giri/min. La coppia massima si raggiunge attorno ai 9500 giri/min.
E' un progetto vecchio: di fine anni '80. Se la Kawasaki ha deciso di preservarne l'architettura di base è perché è semplicemente strepitoso: dolce ai bassi, ma sempre presente, è corposo ai medi regimi e una volta toccati gli 8000 giri/min. si scatena. I cavalli si sentono tutti, dal primo all'ultimo.
Tiro ai bassi regimi: buono. Fra i 4mila e i 7mila c'è il massimo delle vibrazioni che la moto produce. Ma nelle marce basse non sembra nemmeno un 4 cilindri: spinge che è un piacere.
Dolcezza nell'apri/chiudi: eccellente. Il freno motore non è eccezionale, ma giocare col gas non è mai un pericolo.
Efficienza avviamento: a caldo, ottima. A freddo meno, ma l'aria serve solo nei casi al limite dell'emergenza.

Velocità max: qualcosina in più di 240 km/h. Cosa pretendere di più? I 130 sono un'andatura rilassata. I 160 velocità di crociera. E c'è sempre gas per i sorpassi.

Peso: attorno ai 200 chili a secco di benzina.

Freni: dischi da 290 mm all'anteriore, 240 mm al posteriore. Con pastiglie integre, eccellenti. Efficienti e modulabili, soprattutto all'anteriore.

Frizione: ottima. La leva è regolabile. Precisa e resistente allo stress.

Cambio: nelle marce basse è duretto e rumoroso, in particolare ai bassi regimi. Dalla terza in poi si riscatta, rimanendo preciso e alleggerendosi. E' chiaramente d'impostazione turistica. Tutto sommato il punto debole della moto.

Gomme: Pirelli Dragon. Circa 8000/9000 km. Turistici ma in sicurezza. E senza svenarsi.

Consumo benzina: più che buono: sono forse un paio le 600 stradali che fanno meglio. In città sui 16 km/l, in extraurbano si arriva a 20. Chiaramente dipende dal polso destro.

Consumo olio: nullo. Si sostituisce al chilometraggio indicato dal costruttore e basta.

Uso prevalente: città, gite di mezza giornata, viaggetti da week-end, viaggi in compagnia, giretti in collina.

Chilometri all'anno: circa 6000.

Autonomia fisica permessa dal mezzo: tre/quattro ore al massimo, poi una sgranchita è necessaria. Il serbatoio (15 litri+3 di benzina) se gestito oculatamente permette di mettere 300 km fra un benzinaio e l'altro.

Cosa mi piace di più della moto?
Il motore: fantastico. Economicità d'uso&manutenzione. Versatilità. Facilità (e precisione) di guida e comodità. Robustezza. La carena abbondante fornisce una protezione aerodinamica molto buona.

Cosa mi piace di meno?
Il cambio, la mancanza dell'indicatore del livello benzina. Il capolino di serie sopra i 120 non protegge granchè.

 

Il punto di vista del Passeggero: non viaggia in poltrona ma sopravvive, e può resistere due o tre ore senza poi dover ricorrere a un ortopedico.

Possibilità di portare bagagli: buona. Grazie la piasta bauletto si può formare un piano di carico unico e piuttosto lungo con la sella del passeggero. Grazie poi ai gancetti a scomparsa (di serie) ci si può fissare di tutto. Solitamente uso una borsa da serbatoio magnetica e uno zainone da 80 litri fissato con gli elastici.

Guasti: nessuno.

Modifiche, accessori e parti speciali: nessuna.

 

Note sul pilota: 1 e 85, gambe chilometriche, tirchio e badante alla sostanza.

Stile di guida: tranquillo nel traffico e in situazioni meteorologiche sfavorevoli, tendente all'apertura quando si può.

Cosa aggiungeresti all'intervista per far capire meglio come va la moto?: trovatemi voi una sportiva così versatile, economica e performante...

Commento finale: una stradale tutto-fare, tutto arrosto e niente fumo (estetica). Relativamente economica, facile da guidare (vengo dall'enduro e non ho fatto la minima fatica) e vivibile in ogni circostanza, senza rinunciare alle prestazioni (considerata l'età, davvero ragguardevoli). Un modello datato ma validissimo.

Mello

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