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A qualcuno piace caldo.
Modello: Suzuki TL1000R 1999
Da quando in possesso: Settembre 2005
Motivo della scelta: un vecchio colpo di fulmine,
del quale non mi sono mai riuscito a liberare.
Costo tagliandi: Se eseguirete personalmente un
tagliando completo, sperimenterete un accesso non immediato
ai vari servizi; tutto però è studiato
affinché le operazioni, per quanto lunghe, siano
molto semplici e di grande logicità sequenziale. Va
da sé che per controllare e/o registrare le valvole
dovrete svitare e smontare talmente tanti particolari che
alla fine vi sembrerà di aver demolito la moto.
Quindi, visite probabilmente costose ma sicuramente di bassa
frequenza.
Note sul pilota:
Motociclista dal: 1983
Moto precedenti: una multi etnia; attualmente
una Suzuki SV1000S.
Prossima moto: Innamorato fino a poco tempo fa
della BMW R1100S Replika; ora sono contento così.
Stile di guida: Molto pulito e serenamente
veloce.
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La Moto in generale:
Qualità: gli standards Suzuki degli ultimi anni hanno raggiunto un altissimo livello. Le verniciature, le fusioni, i dettagli anche di secondo piano rivelano una rara attenzione nell'esecuzione: un gioiello il gruppo ottico anteriore, magnifico il forcellone rapito alla Yoshimura &D, bellissimi i due silenziatori, gemelli di quelli installati su SV1000 ma stranamente molto più rumorosi...E così rimane forse un unico dettaglio un po' fuori posto: il supporto in tubo piegato e saldato specchi-cupolino. Ma questa possiamo perdonargliela.
Estetica: giudizio strettamente personale: una delle moto più fascinose che siano mai state disegnate, con buona pace di chi sostiene che certi capolavori si posizionino tre spanne sopra. Ma guardatela dal basso verso l'alto, un tre quarti anteriore e rimarrete immobili ad osservare una linea senza tempo, una grinta che vi passa e vi trapassa, un sex appeal che ben poche altre hanno. Il tempo finalmente le restituisce la grazia negata: un codone giudicato orrendo all'epoca (1998) ora è di un'unicità estrema incorniciata da due cannoni convergenti che fanno di tutto per allungare una moto corta corta. Il commento più sagace l'ha espresso un mio carissimo amico: sembra l'abbiano tamponata...Una bellezza che mai è stata così esaltata dai colori: gli straufficiali bianco blu azzurro (nelle varie interpretazioni che si sono susseguite negli anni) le danno il sorriso di Monna Lisa. Il giallo e il rosso la trasformano nella Guernica di Picasso.
Affidabilità: una parola, totale.
Posizione di guida:
Uso sportivo: eccellente, era nata per questo. Tutto è pensato per tirare come matti, con la solita comodità alla giapponese. C'è tanto spazio per arretrare sulla sella, le pedane sono dove devono essere, soprattutto se vi trovate a lavorare sulle punte e il serbatoio fornisce un appoggio eccellente. La protezione aerodinamica garantita dal cupolino la troverete solo sul depliant, a meno che non vi sdraiate come quando cercate qualcosa che si è infilato sotto al divano.
Uso turistico: Meno peggio di quello che ci si sarebbe potuto aspettare. E' comoda, larga, ben piantata a terra. L'unico vero limite forse è proprio l'impossibilità di caricare bagagli.
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Comportamento in strada:
Pista: un bel tortellone, non c'è che
dire. Temo che per quanto fosse concepita per le gare (e
molti dettagli lo rivelano) non sia la sua fine, a meno di
un'alleggerita di prim'ordine e di un radicale intervento
sulla sospensione posteriore.
Autostrada: in sesta marcia a 130km/h, il
bicilindrico bofonchia pigro a 4.000 giri. Può andare
avanti così per ore. E se volete smarrire la Carrera
4S che sta arrivando, scalate due marce e aprite il gas: si
ritroverà a lampeggiare al...nulla.
Statale: sembra una VFR, ronfosa e liscia, si
lascia portare docile. Il fatto che non ci sia un ritmo in
quattro quarti da seguire la rende tranquilla ed
estremamente accessibile.
Collina: chi comanda è il motore. Se
tenuto sotto i 6.000 giri non ci si diverte molto, sopra la
guida diventa cattiva, anche per le velocità e le
masse in gioco. Ma ci si sente veramente piloti, con il
rumore d'aspirazione gasante e il motore che frulla come un
quattro cilindri. Ma è una danza che reggerete per
mezz'ora, dopo non ne potrete più. L'aspetto
più inquietante è che se ti distrai un attimo,
l'errore è dietro l'angolo: in frenata, in
accelerazione, in piega. O ci sei o ci sei; sembra ti stia
sempre controllando e, appena non ti sente presente, ti
frega. Bel caratterino, eh?
Montagna: di grande soddisfazione ma, vedi
sopra, ti stanca troppo in fretta. Il peso si fa sentire in
frenata e nelle successioni di curve, dove per rialzarla e
ributtarla giù si è sempre con il sedere a
sfiorare la sella. Sotto i 50 km/h le curve sono un
tormento, l'avantreno, tanto piantato quanto preciso, fa
fatica a prendere per mano il retrotreno. Sembra di avere un
interasse di due metri e poi l'ammortizzatore di sterzo
incasina tutto. In più, il tiro ai bassi è
scarso e non si riesce ad avere la coppia necessaria per
aprire o chiudere la linea. Le curve più belle sono
quelle percorribili tra gli 7-80 e i 130 km/h, dove TL-R
diventa un missile e raccorda il tutto con una cattiveria
inaspettata. Se poi appoggiate la saponetta sull'asfalto e
l'avambraccio all'esterno della curva lo agganciate al
serbatoio, vi sembrerà di avere quattro ruote. Mitica
TL!
Fuoristrada: missing in action...
Città: l'ammortizzatore di sterzo
impasta le manovre a bassissime velocità, il lato
sinistro del telaio raggiunge temperature a tre cifre, la
prima lunghissima non finisce mai. Cercate di uscirne al
più presto. E poi, riuscireste voi ad impostare un
passo di break dance dentro un ascensore?
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Motore:
Potenza max: le riviste di settore, sia
italiane che straniere, hanno trovato nelle versioni
full-power picchi di potenza vicini ai 120 cv alla ruota.
Non male per un bicilindrico nato quasi dieci anni fa, che
tira 11.000 giri di strumentazione e non ti mangia la
distribuzione dopo 5.000km.
Tiro ai bassi regimi: scarso, mi aspettavo
molta più schiena. E' senza ammanchi, assomiglia ad
un quattro cilindri. SV la bastona in ripresa fino ai 6.000
giri, sembrano appartenere a due cilindrate differenti.
Dolcezza nell'apri/chiudi: un po' sclerotica
ai bassi, con qualche rigurgito. Più si sale,
più le incertezze si riducono. Oltre i 7.000 la
precisione è chirurgica.
Efficienza avviamento: se ferma da qualche
giorno, impiega qualche decimo di secondo in più del
necessario. Ma comunque sempre sicuro. Fa effetto dover
azionare il braccialetto dello starter... A caldo è
perfetta.
Velocità max: Ho avuto modo di provarla
senza limiti e la lancetta del tachimetro, dopo un lancio
abbastanza lungo, ha sfiorato i 300km/h. L'effettiva
dovrebbe aggirarsi sui duecentosettanta all'ora, che con i
cavalli disponibili sono un risultato eccellente.
Probabilmente l'aerodinamica spinta aiuta molto. Non
dimentichiamo che TL-R e Hayabusa sono più o meno
coetanee: date un'occhiata alla coda...
Consumo benzina: un alpino al raduno nazionale
se si tengono i giri sopra quota 7.000; se si va a passo di
gregge ci si avvicina ai venti km/l. Quindi per un utilizzo
sportivo stradale attendetevi un 160-170 km prima che la
spia della riserva (sì sì c'è anche
quella) si accenda. La capienza del serbatoio è nella
norma (circa diciassette litri) anche se le forme abbondanti
farebbero sperare in autonomie superiori. E' la cassa filtro
che si mangia una buona metà di quello che potrebbe
essere lo spazio potenzialmente disponibile.
Consumo olio: praticamente nullo. Un consiglio
comunque: sempre olio di alta qualità, da sostituire
insieme al filtro ogni 3.000km circa, oppure ogni anno. E'
il regalo più bello che possiate fare a questi
propulsori.
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Telaistica:
Peso: leggasi duecentotrentachiliconilpieno,
incredibile per un bicilindrico. Va da sé che
asportando tutti quegli ammenicoli non necessari
nell'utilizzo in pista è facile perdere una ventina
di kg, ma comunque c'è qualcosa che non torna. Mi
viene il sospetto che molti siano di telaio e forcellone,
visto che quelli della TL-S non erano proprio un esempio di
robustezza e affidabilità...Visto che piove sul
bagnato, il peso è anche posizionato leggermente
troppo in alto, il che contribuisce a rendere TL-R un po'
impacciata nelle variazioni di traiettoria.
Freni: in platea, le solite due padelle
flottanti lavorate da pinze Tokiko a 6 pistoncini. Tanta
scena per una resa a mio parere insufficiente, a questo
impianto manca il mordente che ti permette di tirare la
frenata ai limiti della tenuta del pneumatico anteriore. O
meglio, la sensibilità sulla leva è buona per
la prima parte dell'escursione, poi bisogna letteralmente
strizzare il comando per ottenere decelerazioni accettabili.
E' probabile che un contributo negativo le diano le
pastiglie un po' stanche ma credo che questo sia quello che
passa il convento. Il posteriore non fa altro che
stabilizzare l'assetto, per cui va bene così.
Frizione: azionamento morbido e corsa corretta,
con un'eccellente progressività. L'antisaltellamento
lavora molto bene, per le staccate con il retrotreno a
bandiera dovrete essere molto birichini nelle scalate.
Cambio: un classico Suzuki. Null'altro da
aggiungere.
Molle e ammortizzatori: una bella forcella a steli
rovesciati, con tutte le regolazioni possibili. Buona la
sensibilità alle regolazioni così come la
taratura della parte elastica. Al retrotreno, la vera
dannazione di questa bicilindrica: l'ammortizzatore
rotativo. Classico esempio, da letteratura oserei dire, di
ottima idea sviluppata malissimo. Brevemente, la parte
elastica è separata da quella idraulica. Adottando
questa soluzione i vantaggi sarebbero nella
possibilità di ottenere un interasse cortissimo (e
così è, meno di 1.400 mm), che su un
bicilindrico a L è sempre impresa ardua, una molla
piccola e il corpo rotante posizionato dove si vuole. Gli
svantaggi che Suzuki si è ben guardata dal divulgare
sono un aumento del peso complessivo, della
complessità meccanica (si pensi al doppio biellismo,
che però consente però di azionare con curve
differenti le due unità) e dell'assoluta
instabilità oleodinamica di siffatto attrezzo.
Precisiamo però: nella vita di tutti i giorni,
compresa la guida sportiva su strada il comportamento
è eccellente. L'ammortizzatore va in crisi solo nella
guida in pista, secondo me per due motivi, che poi sono
collegati e riconducono alla stessa causa: le sollecitazioni
molto più severe e temporalmente ravvicinate e
l'enorme quantità di calore che investe la parte
rotativa. Quindi aumento di temperatura e conseguente
eccessiva fluidificazione dell'olio, che gli orifizi non
riescono più a controllare come dovrebbero.
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Gomme: mi sono di nuovo ritrovato i Michelin Pilot
Sport, che continuano a non piacermi. Buono il grip, non
c'è dubbio, ma per verificarne il limite bisogna aver
fiducia nella grandeur del costruttore francese; lo ammetto,
non ho un gran dialogo con queste calzature. Il canale
posteriore da 6'' si porta dietro un 190/50, tanto bello
quanto inutile. Ci vorrebbe un classico 5,5" con un 180/55 e
tutto sarebbe più gustoso. Attendo di finire questo
set poi mi lancio sui Diablo, già testati sulla SV.
Altro giro, altro pianeta.
Uso prevalente: stradale sportivo. Anche se di
recente l'ho usata per tranquille gite fuori porta.
Chilometri percorsi all'anno: coabitando con SV,
mi aspetto di raggiungere la massacrante percorrenza di
circa 400 km a bimestre.
Autonomia fisica permessa dal mezzo: come al
solito più si corre prima ci si ferma. Mezz'ora a
cannone, anche mezza giornata al pascolo.
Cosa mi piace di più della moto? Il cambio
di carattere da guida tranquilla a "vita persa".
Cosa mi piace di meno? Il calore che ti circola in
mezzo alle gambe se stai sotto i 60 km/h. Non fissate
appuntamenti amorosi con la vostra donna che magari abita
all'altro capo della città. Il rischio di fare brutte
figure non è poi così remoto.
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Il punto di vista del Passeggero: se uomo,
maledirete il progettista che ha pensato di collocarlo due
metri più in alto di voi, con le ginocchia in bocca e
l'ha costretto a stringervi, come se foste appunto l'uomo
della sua vita, ad ogni curva, accelerazione e frenata. Se
donna, venererete il progettista che ha pensato di
collocarla due metri più in alto di voi, con le
ginocchia in bocca e e l'ha costretta a stringervi, come se
foste appunto l'uomo della sua vita, ad ogni curva,
accelerazione e frenata. La moto che vi farà trovare
la compagna di vita ideale, perché se una è
disposta a seguirvi su TL-R, dopo vi seguirà ovunque.
Leggenda allo stato solido.
Possibilità di portare bagagli: nessuna
speranza, neanche per un olandese. C'è però da
dire che se montate il guscio al posto della sella del
passeggero, avrete un volume di 12 metri cubi a vostra
disposizione, che neanche il più arrapato designer
dell'IKEA saprebbe come riempire. Davvero incredibile, nel
codone ci sta ogni grazia di Dio.
Difetti e guasti: del calore abbiamo detto. Della
rotativa pure. Un caratterino mica da ridere che a molti non
piace. Guasti? Vado a controllare sul dizionario.
Modifiche, accessori e parti speciali: nulla di
nulla. Chi me l'ha venduta aveva installato una bellissima
coppia di silenziatori in fibra di carbonio, che ha
completamente trasformato la voce della TL: la stessa
differenza che ci passa tra un coro di educande ed
Anastacia. Ma visto che è già stato spedito
alla revisione una volta, ho riposizionato il materiale
originale. Non voglio avere rogne con forze dell'ordine o
ancor peggio con le assicurazioni. A proposito,
l'ammortizzatore di sterzo non serve a nulla ma se lo
smontate, teoricamente, manca un dispositivo previsto dal
costruttore e il mezzo non sarebbe più in regola con
il codice della strada...
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Cosa aggiungeresti all'intervista per far capire
meglio come va la moto?: un piccolo aneddoto. Mi
raggiunse in una piazza di paese, dopo una tirata, un
possessore di una Multistrada. Forse ancora stordito dalla
suonata appena presa, sbottò: "Cazzo, non ho mai
visto viaggiare così forte una GSXR1000! Belli gli
scarichi così...chi te li ha fatti?". Lunga vita alla
Tiellona. Come fai a non volerle bene?
Commento finale: la Storia, quella con l'iniziale
maiuscola, è una signora dai modi garbati che rende
giustizia a chi, per tutte le ragioni di questo mondo, non
ha potuto esprimersi compiutamente quando poteva essere il
suo momento. TL, nelle esecuzioni S (the widow-maker) e R
(Tiller, un'assonanza che porta diritto a Thriller), oggi
sono veri e propri oggetti di culto, soprattutto nei paesi
anglossassoni. Quello che un tempo le fece così
velocemente cadere nell'oblio è quello che ora le
porta nell'olimpo delle moto per uomini che vogliono crearsi
problemi: selvatiche, una presenza costante e invadente, una
violenta intimità che non concede respiro. Per andare
veramente forte ci vogliono mestiere e sensibilità.
Una moto troppo selettiva, se volete: ma voi sareste capaci
di raccontare balle ad una donna di trent'anni? Ora tocca a
voi guardarla diritta negli occhi. E provare a farvi dare
del tu.
Massimo, maxxzac@iol.it
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