|
Modello: FZR1000 EX-UP 1991 (RU)
da quando in possesso: Maggio 2004
Motivo della scelta: Regalo di un caro amico che
non ci è mai andato d'accordo.
Costo tagliandi: eseguo personalmente la
manutenzione ordinaria e straordinaria; temo comunque
possano essere elevati, soprattutto nel caso in cui ci sia
da regolare il treno valvole (bisogna smontare mezza moto).
Note sul pilota:
Motociclista dal: 1983
Moto precedenti: Gilera NGR250; Suzuki
GSXR1100J-1988 e K-1989; Kawasaki 750Turbo; Kawasaki GPz750
Uni Trak; Honda CBR600F 1994; Suzuki SV1000S.
Prossima moto: BMW R1100S Replika, se si
troverà ancora, da affiancare all'attuale Suzuki
SV1000S .
Stile di guida: veloce senza sconfinare in
atteggiamenti terroristici. Ho il massimo rispetto per i
mezzi che guido; quindi niente tirate al limitatore,
impennate che non siano di progressione o quant'altro mi
dimezzi la vita del motociclo. Di potenza ce n'è
sempre a sufficienza, per cui sono diventato paranoico per
quello che riguarda tutto quanto va sotto la voce assetto,
che per farla breve si traduce nel piacere di cavalcare una
moto. Prediligo i percorsi dove emergono pulizia di guida,
precisione e interpretazione della traiettoria
(rigorosamente nella propria corsia). Odio quelli che fanno
i centoquaranta nei centri abitati per riprenderti, ma tutto
sommato ti danno una bella soddisfazione.
|

clickare sull'immagine per
la versione 800x600
|
|
|
La Moto in generale:
Qualità: all'epoca ammiraglia di casa
Yamaha, rappresentava lo stato dell'arte (dopo la OW01) per
tecnologia e soluzioni impiegate. A realizzazioni esemplari
quali forcella upside down e telaio in lega di alluminio, si
contrapponevano dettagli grossolani quali supporto in
acciaio del cupolino, comandi a pedale e saldature
terrificanti sotto al (bel) vestito. Esecuzione eccellente
per quanto riguarda gli accoppiamenti delle plastiche ma
mediocre la realizzazione dell'impianto di scarico.
Estetica: ancora oggi piacevole, presenta
un'imponenza tipica delle maxi dell'epoca, come la sua
antagonista per eccellenza GSXR1100; tentava di replicare le
fattezze delle 500 GP dei primi anni Novanta, anche se era
oggettivamente più difficile creare quel collegamento
visivo che oggi risulta possibile tra la serie e la moto GP.
Sicuramente lo strabismo di Venere della prima Ex-UP
ammaliava di più, questa versione era un po'
più da compitino alla giapponese: doveva piacere a
tutti.
Affidabilità: da prendere come esempio per
chi ancora oggi si perde in impianti elettrici che soffrono
l'umidità, verniciature deboli e poco brillanti e
cambi che saltano come pop corn. Si è bruciata una
volta la spia del neutral ed è passato a miglior vita
(cominciando a trafilare con discrezione tutta nipponica) un
paraolio di uno stelo: in 13 anni di vita mi sembra
veramente poco.
|
|
Posizione di guida:
Uso sportivo: trovi tutto dove vorresti che
fosse, senza coercizioni di sorta e blocchi alla
circolazione sanguigna. Eccellente l'abitabilità per
chi tocca, come me, il metro e ottanta. Posizione un po'
allungata rispetto alle moto anni 2000, qui la piastra di
sterzo è più lontana. Niente isterismi sulle
quote fondamentali, la tipica posizione "io vado più
forte di tutti" in voga a cavallo tra gli anni Ottanta e
Novanta.
Uso turistico: Non ci sono motivi per cui uno si
possa lamentare, anzi: vibrazioni inesistenti, sella
consistente e buona protezione aerodinamica. Poi basta
infilare la quinta e dai 40 orari in su è tutto
quello che serve.
|
Comportamento in strada:
Pista: prima o poi ce la porto: è o non
è la bisnonna, sdentata, della R1?
Autostrada: forse il suo habitat naturale, dove
la natura selvatica della Ex-Up può emergere
prepotentemente e senza inibizioni. Nell'unica occasione
nella quale l'ho accompagnata dentro al "stiamo lavorando
per voi, scusateci, portate pazienza, ne avremo ancora per
un po'", ho trovato un solo aggettivo per descriverla:
balistica.
Statale: comoda, precisa, quasi rilassante,
raccorda i curvoni con una precisione inaspettata (e
perché poi?), azzeccando l'inclinazione giusta senza
bisogno di ulteriori correzioni.
Collina: comportamento molto simile a quello che
si descrive in "montagna", con l'unica differenza che riesce
a distendersi un po' meglio: piacevole negli ampi raccordi
di traiettoria, sempre massicciamente sostenuta dal venti
valvole.
Montagna: non è un fuscello, nemmeno un
arbusto; i duecentoquaranta chili con serbatoio pieno sono
alquanto ingombranti sui toboga appenninici. A volte
però queste misure imbarazzanti aiutano: grazie
all'eccellente lavoro della forcella e del
monoammortizzatore la stabilità è sempre
assicurata anche al prezzo (con il 130 anteriore) di un
impegno fisico, ma non mentale, decisamente sopra alla
media. Nelle variazioni di traiettoria e nei rapidi cambi di
direzione è molto inerziale, ma precisissima. E' come
quando cercate di far cambiare direzione al carrello della
spesa, pieno di centoquaranta litri di confezioni d'acqua,
perchè vi siete accorti che la cassa che avete appena
passato si è improvvisamente aperta.
Per stare insieme alle maxi ultima, penultima e
terzultima generazione sono necessarie concentrazione e un
po' di forza, ma tutto si riduce a inserimenti un pelo
più lenti, con la contropartita che in presenza di
fondo stradale sconnesso non si verificano condizioni
anomale (tipo tank slapping o sterzo sui denti) e si
può continuare a gestire senza patemi la
traiettoria.
Fuoristrada: peccato non esistano le misure
tassellate...anche se al primo salto vi troverebbero nel bel
mezzo dell'Oceano Pacifico.
Città: nè più nè meno
un giga-scooter, tanto come peso ci siamo. Basta la terza e
andate dove volete, potete anche partire da fermo con quel
rapporto. Un bel parabrezza tipo Vespa?
|
|
Motore:
Potenza max: cosa volete che vi racconti un
normalissimo utente di un mille che ha fatto e sta facendo
ancora la storia della moto?
Tiro ai bassi regimi: molto fluido, senza
esitazioni, corposo già dai duemila giri. Non so se
sia merito dell'Ex-UP, del venti valvole, della cilindrata,
del colore dei carter; sembra di avere in presa qualcosa di
elettrico fino ai quattromila. Bello bello bello.
Dolcezza nell'apri/chiudi: i vecchi carburatori a
depressione possono ancora dire la loro; non un'incertezza,
non un'esitazione. Piuttosto è la trasmissione finale
che tende a prendere gioco e a non trasmettere correttamente
la coppia a terra, peccato.
Efficienza avviamento: necessario lo starter, che
oramai non ci ricordiamo neppure come si scrive, per avere
un avviamento sicuro; ci vuole un po' di pazienza
affinché il motore raggiunga il regime termico
corretto e proceda senza esitazioni. E' bene dirlo: non
sbaglia un colpo.
Velocità max: quella effettiva dovrebbe
aggirarsi sui duecentosettanta all'ora, ma non io ho mai
superato i duecento. Posso però raccontarvi come ci
si arriva: troppo in fretta per riuscire a capacitarsi di
cosa stia succedendo e per a mettere a fuoco quanto
l'accelerazione vi sbiadisce davanti agli occhi. Ma come va
ad esempio una delle prime GSXR1000???
Consumo benzina: proporzionato a quanto questo
mostriciattolo offre, rimane tra i quattordici e i venti
km/l. Buona la capienza del serbatoio, anche se smontandolo
non ho ancora capito come faccia a tenere tutti quei litri
(circa diciannove).
Consumo olio: oibò, qui si viaggia a
miscela. Ho sempre letto di consumi d'olio irrisori ma
almeno 500 grammi ogni mille km la signora se li beve. E non
è un caso isolato, ho interpellato diversi possessori
con lo stesso problema; c'è anche chi ha colato come
un panetto di burro al sole il motore perché non ha
mai controllato il livello e non si era accorto, nonostante
il check iniziale di avviamento, che la spia olio fosse
bruciata. Sembra che tutto rimanga nella norma fino ai primi
diecimila km, dopo il tracollo sia iperbolico. Comunque, con
una percorrenza di circa ventottomila km siamo a questi
livelli.
|

|
|
Telaistica:
Peso: un vagone ferroviario sulla bilancia
(progetto rubato alla Kawasaki?), leggera tra le gambe,
sempre avvertibile su strada ma mai veramente fastidioso. Se
si carica il passeggero manco ce se ne accorge.
Freni: una coppia di dischi, che poco ci manca ci
calettassero direttamente il cerchione, eccellenti,
modulabili e con un mordente proporzionale al carico
applicato alla leva. Il posteriore si distingue per la
sensibilità che trasmette nelle correzioni di
velocità in curva. Anche sotto alla pioggia
mantengono queste caratteristiche, senza impuntamenti di
sorta o bloccaggi improvvisi.
Frizione: mi sembra ok, anche se ne ho sentite di
cotte e di crude sul suo conto. Modulabile e dalla corsa
corretta, ogni tanto strappa nel traffico cittadino;
nell'utilizzo normale la sua presenza è
discreta.
Cambio: ecco, è forse la parte meno
riuscita ma anche in questo caso grandi problemi, in ogni
condizione di utilizzo, non se ne presentano. Non è
il massimo per precisione di selezione e di aggancio (sembra
quasi spugnoso), ma ne ho provati di ben più
terrificanti. Poi con questo motore, cosa ce ne facciamo del
cambio? Voto? Sei meno.
Molle e ammortizzatori: forcella strutturalmente
solida, è priva di regolazioni sull'idraulica; per
sopperire ad una certa carenza di controllo sia in
compressione che in estensione, ho sostituito l'olio con uno
di gradazione maggiore, mantenendo la stessa quantità
per stelo. Sensibile anche sulle piccole escursioni,
garantisce un buon controllo dell'avantreno senza risultare
troppo secca sulle asperità. Il mono permette la
regolazione del precarico molla e del freno in estensione.
Garante del mantenimento contatto ruota posteriore terreno,
è sufficiente una bella revisione per farlo tornare
in ottima forma.
|

Gomme: misure sfigate quelle della Ex-Up: 130/60
17" anteriore e 170/60 17" posteriore. Erano gli anni in cui
si pensò che il 130 fosse una gran magata e la
Yamaha, Gran Maestra di Telai, fu seguita a ruota dalla
Suzuki, che era riuscita a devastare quel gioiello della
1100 prima serie e stava tentando un recupero con la GSXR-L.
Ci si mise anche la Honda con la Fireblade e per incasinare
le cose ci infilò un 130/70 16" (che hanno poi
smaltito in modo assolutamente ecologico sulle Hornet 250 e
600). Morale della favola: la misura anteriore non la
produce più nessuno o quasi. Per fortuna mamma Yamaha
concede il nulla osta per passare al 120/70 e al 180/55: i
cerchi hanno i canali corretti per queste dimensioni. Non
dimentichiamo poi che queste misure si trovano anche nelle
confezioni famiglia dei Fonzies, per cui lunga vita alla
signora. Ora sono in giostra i Pirelli Dragon Evo: lo so,
sono pneumatici vecchi, superati, eccetera. Però: ci
si fresano pedane e silenziatore, sotto all'acqua hanno una
tenuta strepitosa e regalano un po' più di
agilità (vabbé, forse è il passaggio al
120/70...). In pista faranno anche schifo e che ne so; su
strada sono un amore..
|
|
|
Uso prevalente: ho ballato con lei solo durante
l'estate dello scorso anno, ad esclusivo uso godereccio.
Chilometri percorsi all'anno: circa 2000.
Autonomia fisica permessa dal mezzo: dall'alba al
tramonto, se esistessero i rifornimenti in volo.
Cosa mi piace di più della moto? la
concentrazione richiesta nella guida, ampiamente ripagata
dal comportamento dinamico.
Cosa mi piace di meno? il cambio e il
silenziatore, di mediocre fattura e dal peso vicino a quello
di una biella navale.
Il punto di vista del Passeggero: rispetto alle
supersportive di oggi qui si viaggia in Business; peccato
manchi un appiglio e il passeggero sia costretto ad
avvinghiarsi a quello che abita al piano di sotto. Moto
consigliata per i primi approcci amorosi.
Possibilità di portare bagagli: la solita
borsa da serbatoio, che comunque non disturba più di
tanto.
|
|
Difetti e guasti: come detto, il motore presenta
un eccessivo consumo d'olio, sia per gli standard moderni
sia per quelli dell'epoca. E non credo sia un problema
limitato all'esemplare in mio possesso.
Modifiche, accessori e parti speciali: Rimpiazzati
i semimanubri con un kit
tedesco-manubrio-alto-tipo-supermotard (sarebbe meglio dire
tipo sidecar Zundapp...), che permette nel misto una guida
divertentissima. Ho sfilato di circa 5mm gli steli per
riportare il complesso moto più pilota alla
distribuzione dei pesi prevista dal costruttore.
Cosa aggiungeresti all'intervista per far capire
meglio come va la moto?: mi sono già dilungato
troppo, sto diventando logorroico.
|
Commento finale: purtroppo molte FZR1000 hanno
trovato nuovi proprietari in Germania e nei Paesi Bassi,
dove la cultura della sostanza e non dell'ultimo modello
è estremamente radicata. E' un peccato, perché
se è vero che in quindici anni la progressione
motociclistica, sotto ogni punto di vista, è stata
iperbolica, è altrettanto vero che le nostre
capacità possono essere già messe in crisi e
in discussione da una vecchia carretta come questa. Non vi
è dubbio, secondo me, che gestita a dovere sia una
moto che regali grandi soddisfazioni e che permetta poi di
approcciarsi senza timori alle supermegaipermaxi odierne.
Però ve lo dice uno che si è divertito come un
matto anche con una Suzuki GS500F, quindi prendete queste
note e archiviatele con il beneficio d'inventario. E' il
solito discorso: interessa il bar o il parcheggio moto
vicino al pedonale per la vasca in centro del sabato
pomeriggio? Sì? Allora questa non è la moto
giusta.
Massimo, maxxzac@iol.it
|
|
|
|